Ecco perchè le carni processate sono state inserite dall’Oms nella categoria 1 degli alimenti a rischio cancro
Recenti studi scientifici hanno dimostrato una correlazione tra consumo frequente di carni lavorate e il rischio di sviluppare un cancro al colon-retto. Si tratta di studi che sostanzialmente confermano quanto già comunicato da diversi anni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha inserito proprio le carni lavorate nel Gruppo 1 delle Sostanze Cancerogene. Nonostante i numerosi allarmi lanciati da eminenti esponenti del mondo scientifico, le carni lavorate e processate abbondano sulle tavole degli italiani anche sotto forma di insaccati come pancetta, prosciutto cotto, salame o salsicce.
Nitriti e nitrati, i veri responsabili
Si tratta di prodotti che vengono salati e stagionati o affumicati ai quali vengono poi aggiunti dei conservanti come nitriti e nitrati per poter mantenere il prodotto ancora consumabile per diversi giorni. In particolar modo, un recente studio pubblicato sulla illustre rivista scientifica “British Medical Journal” ha additato i nitriti e i nitrati presenti nelle carni ultraprocessate fra i maggiori responsabili dei tumori che colpiscono intestino e apparato digerente in generale. In particolar modo il nitrito di sodio, molto presente negli insaccati che consumiamo ogni giorno, farebbe aumentare di circa un terzo il rischio di cancro alla prostata e di un quinto il rischio di cancro al seno.
Cosa vuol dire la Categoria 1
Il fatto che le carni processate siano state incluse nella Categoria 1 degli alimenti cancerogeni, dimostra in modo palese quanto il consumo frequente di questi alimenti sia nocivo per la nostra salute. Nella categoria 1 infatti vengono inclusi tutti quegli alimenti per i quali vi sono prove sufficienti di cancerogenicità nell’uomo. In poche parole vi sarebbero studi sufficientemente provati per dimostrare come la carne lavorata rappresenti una minaccia per la nostra salute.
Gli altri comportamenti a rischio
L’International Agency for Research of Cancer ha confermato come, anche una semplice porzione da 50 g di carne lavorata, è in grado di aumentare il rischio del cancro al colon retto di circa il 18%. Ovviamente questo rischio andrebbe anche associato ad altri comportamenti che coinvolgono lo stile di vita degli esseri umani. Fumare spesso o bere alcolici con grande frequenza, in associazione al consumo frequente di carni processate o di cibo spazzatura, fa aumentare enormemente il rischio di sviluppare gravi forme tumorali. Il consiglio che viene dato dall’Oms non è quello di eliminare del tutto questo tipo di prodotti, ma di ridurne il consumo evitando che questi prodotti possano diventare il nostro pane quotidiano.
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