Primo caso registrato in Lombardia: si tratta di un paziente fragile che ha contratto la malattia in Africa
Il primo caso documentato di influenza aviaria in Italia ha seminato il panico nell’opinione pubblica. Gli esperti, però, hanno invitato tutti alla calma anche perché il sistema di sorveglianza che è stato attivato sta monitorando capillarmente la situazione per prevenire un’epidemia. La persona che è stata contagiata dal virus H9N2, è un paziente affetto da malattia pregresse rientrato in Italia dall’Africa dove avrebbe soggiornato a lungo e contratto l’infezione.
Il parere degli esperti
Sulla vicenda del primo caso di influenza aviaria in Europa è intervenuto il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco, il quale ha ribadito come sia fondamentale la sorveglianza globale delle malattie infettive anche alla luce del fatto che questa tipologia di virus è in grado di mutare e di adattarsi all’uomo. Il contesto in cui si è sviluppato il contagio non dovrebbe destare preoccupazione anche perché, secondo Pregliasco, non costituirebbe un rischio immediato.
La pericolosità del virus
Il virus H9N2 colpisce prevalentemente gli uccelli selvatici che rappresentano un serbatoio naturale di questa tipologia di virus. In precedenza questo patogeno non ha destato preoccupazione per gli esseri umani. Negli ultimi anni questo genere di virus ha dimostrato di potersi adattare all’uomo e di potersi quindi trasmettere da persona a persona, anche se al momento il rischio generale rimane molto basso proprio perché i sintomi evidenziati nei pazienti colpiti sono risultati assenti o comunque molto lievi. In ogni caso le autorità sanitarie italiane stanno svolgendo un’attenta opera di monitoraggio anche grazie alla rete RespiVirNet coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.
Quali sono i rischi a livello alimentare
La circolazione di questo virus non rappresenta un pericolo dal punto di vista alimentare. Mangiare carne e uova, come hanno già ricordato le stesse autorità sanitarie, non rappresenta un rischio per la salute degli esseri umani anche perché si tratta di prodotti che vengono consumati dopo la cottura. In ogni caso si è già provveduto all’abbattimento degli allevamenti in cui sono stati registrati casi infettivi. Anche il rischio per cani e gatti o altri animali da compagnia, va considerato molto basso. Le autorità sanitarie hanno raccomandato di evitare il contatto con uccelli selvatici, vivi o morti, evitando inoltre di far mangiare carne cruda ai propri animali soprattutto se provenienti da filiere non controllate.
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