Prurito cronico, ecco quando il fastidio stagionale nasconde una vera malattia della pelle: tutto ciò che c’è da sapere su questo disturbo
Con l’arrivo della bella stagione, il prurito viene spesso associato a scottature solari, punture di insetti o irritazioni da contatto con piante e sostanze allergizzanti. Esiste però una condizione ben diversa e che non dipende da un episodio isolato, bensì si trasforma essa stessa in patologia: la prurigo nodulare, una delle forme di prurito cronico più difficili da gestire. Si tratta di un disturbo ancora poco conosciuto dal grande pubblico, nonostante la ricerca scientifica degli ultimi anni abbia fatto passi avanti importanti sia nella comprensione dei meccanismi che lo scatenano, sia nello sviluppo di terapie mirate. Riconoscerlo per tempo è comunque possibile, osservando un insieme di sintomi e caratteristiche ben precise: ecco quali sono, come riportato da DiLei.it.
Come riconoscere i sintomi
La prurigo nodulare si manifesta con la comparsa di noduli molto pruriginosi, distribuiti in modo simmetrico soprattutto su braccia, gambe e tronco, mentre la zona centrale della schiena viene tipicamente risparmiata perché non raggiungibile dalle mani durante il grattamento: è il cosiddetto “segno a farfalla“. Le lesioni possono presentarsi anche sotto forma di papule o di aree escoriate a causa del continuo grattamento, in un circolo vizioso tra prurito e lesione difficile da spezzare. La malattia colpisce più spesso le donne e tende a comparire tra i 51 e i 65 anni, con una stima in Europa di circa 35 casi ogni 100mila abitanti. L’intensità del prurito che la caratterizza è tra le più elevate riscontrabili in dermatologia, superiore a quella di patologie come la dermatite atopica o la psoriasi, con ripercussioni su sonno, vita lavorativa, relazioni sociali e sfera sessuale.
Diagnosi e cure disponibili
Uno degli ostacoli principali nella gestione della malattia è la diagnosi tardiva o errata, spesso scambiata inizialmente per una dermatite atopica. Il percorso corretto prevede una visita dermatologica approfondita, accompagnata da esami di laboratorio e strumentali utili a escludere patologie sottostanti che condividono il sintomo del prurito. Fino a poco tempo fa il trattamento si basava su cortisonici, fototerapia e, nei casi più severi, farmaci immunosoppressori o neuromodulanti come pregabalin e gabapentin, con risultati spesso insoddisfacenti. Negli ultimi anni la terapia è cambiata grazie all’arrivo di farmaci biologici mirati, come dupilumab e più recentemente nemolizumab.
Le cause principali
Le cause della prurigo nodulare non sono ancora del tutto chiarite, tuttavia la comunità scientifica riconosce due forme principali: una “estrinseca” legata alla dermatite atopica e all’infiammazione di tipo 2 (più frequente anche nei bambini), e una “intrinseca“, associata a condizioni sistemiche come malattie renali o epatiche, disturbi della tiroide, diabete, patologie neurologiche o psichiatriche e, più raramente, patologie oncologiche o immunitarie.
Questo articolo non sostituisce il parere di un medico
Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.