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Reumatismi alle mani, la Dottoressa Scalese spiega come riconoscerli e quando rivolgersi all’ortopedico

Reumatismi alle mani, ecco come riconoscerli e quando rivolgersi all'ortopedico per non peggiorare la situazione

Reumatismi alle mani, la Dottoressa Scalese spiega come riconoscerli e quando rivolgersi all’ortopedico
Foto Wikimedia

I reumatismi alle mani non vanno mai sottovalutati: ecco perché e come riconoscerli, i chiarimenti della Dottoressa Alessandra Scalese

I reumatismi alle mani sono un insieme di patologie che interessano articolazioni, cartilagini, tendini e tessuti della mano, causando dolore, rigidità e difficoltà nei movimenti più semplici della vita quotidiana. Non si tratta di un problema banale legato all’età: dietro questi disturbi possono nascondersi condizioni molto diverse tra loro, alcune di natura degenerativa, altre legate a meccanismi autoimmuni e ciascuna richiede una terapia specifica. A fare chiarezza su questo tema è la Dottoressa Alessandra Scalese, ortopedico specializzata in chirurgia della mano presso l’Istituto Clinico San Siro di Milano, la quale ha spiegato a GruppoSanDonato.it come riconoscere questo disturbo e cosa fare.

Cause e forme principali

I reumatismi alle mani si dividono in due grandi categorie. Le forme degenerative, di cui l’artrosi è la più comune, sono legate all’usura progressiva della cartilagine articolare e colpiscono con maggiore frequenza le donne oltre i cinquant’anni, in particolare dopo la menopausa. Le zone tipicamente interessate sono la base del pollice (condizione nota come rizoartrosi) e le articolazioni interfalangee distali. Le forme infiammatorie, invece, hanno un’origine autoimmune: tra queste la più nota è l’artrite reumatoide, che può insorgere già tra i 40 e i 60 anni e tende a coinvolgere entrambe le mani in modo simmetrico. Rientrano in questa categoria anche l’artrite psoriasica e altre malattie sistemiche come il lupus, la sclerosi sistemica, la sindrome di Sjögren e alcune vasculiti.

Sintomi da non ignorare

I sintomi di reumatismi alle mani possono essere vari da caso a caso, tuttavia esistono segnali comuni che inequivocabili. Nelle forme degenerative il dolore è prevalentemente meccanico: si accentua durante l’uso della mano e tende ad attenuarsi con il riposo. Possono comparire tumefazioni ossee localizzate alle articolazioni delle dita (i cosiddetti noduli di Heberden) e difficoltà nei movimenti di presa come aprire un barattolo o afferrare oggetti piccoli. Nelle forme infiammatorie il quadro è diverso: oltre al dolore articolare, sono frequenti la rigidità mattutina e il gonfiore. Con il tempo possono svilupparsi deformità progressive delle dita, tra cui la deviazione laterale “a colpo di vento”, la deformità “a collo di cigno”, quella “a boutonnière” e il cosiddetto pollice “a Z”.

Quando rivolgersi all’ortopedico

La Dottoressa Scalese indica con chiarezza i campanelli d’allarme che dovrebbero spingere a prenotare una visita: dolore persistente, rigidità articolare soprattutto nelle ore mattutine, difficoltà nei movimenti abituali, alterazioni visibili della forma delle dita e riduzione della forza o della funzionalità della mano. La visita ortopedica comprende l’anamnesi, l’esame obiettivo e la valutazione della funzionalità, integrata (quando necessario) da esami strumentali come radiografie ed ecografie.

Questo articolo non sostituisce il parere di un medico

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Marco Reda

Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.

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