Cos’è il sonno e perché noi dormiamo
Come riporta santagostino.it, il sonno rappresenta uno stato che può essere facilmente ripristinato, contraddistinto da una minore reattività nei confronti dell’ambiente e da una ridotta interazione con esso. Dormire ha diverse funzioni vitali per il nostro benessere. Effettivamente, la quantità e la qualità del sonno hanno un impatto cruciale sulla nostra esistenza. Robert Stickgold, studioso e docente di psichiatria all’Università di Harvard, asserisce che il sonno consente di:
– potenziare la memoria;
– rivalutare le informazioni e dimenticare quelle non necessarie;
– trovare risposte ai problemi;
– comprendere il funzionamento delle cose.
Sintetizzando, il sonno serve a recuperare energie e a combattere lo stress, ma anche ad elaborare una grande mole di informazioni. Altri studiosi come Karim Alkadhi hanno messo in evidenza le fondamentali funzioni del sonno, sottolineando che dormire è cruciale non solamente per rafforzare la memoria, ma anche per tutelare la plasticità del cervello e le capacità cognitive. Infatti, pare che la memoria, l’attenzione e l’apprendimento possano risentire negativamente di una mancanza prolungata di sonno.
Quante ore bisogna dormire
La dottoressa Elisa Morrone psicologa, psicoterapeuta, ricercatrice, specialista in disturbi del sonno di Humanitas Medical Care, spiega quante sono le ore necessarie per dormire adeguatamente e funzionare bene il giorno seguente. Ciò cambia a seconda dell’età e può essere approssimativamente suddiviso come segue:
Per i neonati (0-3 mesi), le ore di sonno indicate sono tra 14 e 17, ed è consigliabile non scendere sotto le 11 ore o superare le 19 ore. Per gli infanti (4-11 mesi), le ore di sonno consigliate sono tra 12 e 15, da evitare meno di 10 o più di 18. Bambini (1-2 anni), le ore di sonno suggerite sono tra 11 e 14, è meglio non dormire meno di 9 ore o più di 16. Bambini (3-5 anni), le ore di sonno consigliate sono tra 10 e 13, evitando meno di 8 ore e più di 14. Bambini 6-13 anni), le ore di sonno raccomandate sono 9-11 ore, senza scendere sotto le 7 ore o andare oltre le 12. Adolescenti (14-17 anni), le ore di sonno indicate vanno da 8 a 10, evitando meno di 7 ore e più di 11. Giovani adulti (18-25 anni), servono 7-9 ore di sonno, cercando di non dormire meno di 6 ore e oltre le 10. Adulti (26-64 anni), le ore di sonno suggerite sono 7-9 ore, evitando meno di 6 e più di 10. Anziani 65 anni e oltre), le ore di sonno consigliate sono 7-8 ore, senza scendere sotto le 5 e di superare le 9.
Dormire troppo rispetto al fabbisogno individuale può avere effetti negativi e incrementare il rischio di problemi cardiovascolari e cerebrali. La forma di disturbo del sonno più diffusa nella popolazione è proprio la mancanza di sonno, che si manifesta con sintomi variabili a seconda dell’età: nei più piccoli, può palesarsi come iperattività, difficoltà di attenzione e irritabilità, condizioni che possono far sospettare un disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). Tra i bambini che dormono meno, il 54-92% ha maggiore probabilità di affrontare problemi di peso. Negli adulti, invece, la mancanza di sonno si traduce di frequente in sonnolenza e aumento della possibilità di errori. Il 68,4% degli adolescenti dorme meno di 7 ore durante la notte, mentre il fabbisogno stimato è tra 8 e 10 ore, ciò condiziona le performance a scuola, nello sport, ma anche in ambito psicologico: vi è un incremento dell’ansia, della depressione, dell’uso di sostanze, dell’impulsività, del comportamento autolesionistico e del pensiero suicidario. Tutto ciò accade perché viene compromessa la “manutenzione” che il cervello svolge durante il sonno anche per il sistema emotivo.
I disturbi del sonno più diffusi
Secondo la dottoressa Morrone, i disturbi del sonno più diffusi nella popolazione adulta, dopo la mancanza di sonno cronica, includono: l’insonnia e i disturbi respiratori durante il sonno, mentre tra gli adolescenti si osserva la sindrome da fase del sonno posticipata. L’insonnia si manifesta con segnali notturni, come difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni con fatica nel riaddormentarsi o risvegli mattutini precoci accompagnati da un’eccessiva preoccupazione per il sonno con iperattivazione mentale durante i risvegli (per esempio: non riesco a smettere di pensare). Nel corso della giornata, le persone colpite possono sentirsi irritabili, stanche al mattino, cronicamente preoccupate per il sonno, avere difficoltà di attenzione e notare un abbassamento dell’umore.
D’altra parte, i disturbi respiratori notturni si riconoscono per pause nel respiro (apnee) o riduzioni nel flusso d’aria (ipopnee), russare, bisogno di urinare di notte, sentirsi soffocati quando ci si risveglia e/o avere tachicardia, mancanza d’aria, stanchezza mattutina, sonnolenza durante il giorno, calo dell’umore, problemi di memoria e difficoltà nel gestire altri disturbi farmacologicamente, come la pressione arteriosa o il diabete.
La sindrome da fase del sonno posticipata è un disturbo causato da uno sfasamento tra l’orologio biologico interno e quelli esterni. Il nostro ritmo sonno-veglia è guidato da un orologio interno che oscillerebbe su 25 ore, ma grazie alla luce solare, che funge da principale regolatore, riesce a conformarsi a un ciclo di 24 ore. Quando questi orologi non si sincronizzano, si presentano due situazioni differenti:
– Disturbo da fase del sonno posticipata: chi è affetto tende a prendere sonno molto tardi (solitamente tra le 3 e le 6 del mattino) e a svegliarsi tardi (tra le 12 e le 15), trovando difficoltà a rispettare gli orari sociali o lavorativi.
– Disturbo da fase del sonno anticipata: in questa situazione, ci si addormenta molto presto (tra le 18 e le 21) e ci si sveglia anche molto presto (tra l’1 e le 3 del mattino), questa condizione è diffusa tra i pazienti affetti da demenza. I sintomi della sindrome da fase posticipata del sonno, comprendono, pertanto, sonnolenza durante la giornata, irritabilità, maggiore difficoltà a scuola o al lavoro, problemi di concentrazione e comportamenti problematici.
A chi rivolgersi per i disturbi del sonno
L’esperta afferma che senza dubbio, il primo punto di contatto può essere il medico di base o il pediatra, che saprà guidare verso lo specialista appropriato. I professionisti che trattano i problemi associati al sonno comprendono: pneumologi, otorinolaringoiatri, dentisti, neurologi, psicologi e psichiatri, Purché abbiano una specializzazione nei disturbi del sonno: è proprio l’approccio multidisciplinare a rendere il trattamento efficace.
Questo articolo non sostituisce il parere di un medico.
Classe 1971, da oltre un decennio svolgo il lavoro di redattore web. Ho collaborato con molti siti ed essendo una persona poliedrica mi sono occupato di svariati argomenti, dall'astrologia alla salute, dalla politica al fisco, dalla tv allo sport. Ma mi diletto anche nella stesura di articoli di terremoti, astronomia, cronaca, tecnologie e lotterie. Adoro scrivere ma anche leggere.