Lo spasmo coronarico è una condizione cardiaca molto seria: ecco in cosa consiste, come illustrato dalla Dottoressa Serenella Castelvecchio
Lo spasmo coronarico è una contrazione improvvisa e temporanea delle arterie coronarie, i vasi responsabili di portare sangue e ossigeno al muscolo cardiaco. Durante questi episodi il vaso si restringe bruscamente, il che porta ad una riduzione dell’apporto di ossigeno al cuore e provoca una sofferenza transitoria del tessuto cardiaco nota come ischemia. Nonostante la sua natura temporanea, questa condizione non va sottovalutata: i sintomi che provoca possono essere del tutto sovrapponibili a quelli di un infarto miocardico acuto. A fare chiarezza su questa patologia è la Dottoressa Serenella Castelvecchio, cardiologa e responsabile del programma di Medicina di Genere presso l’IRCCS Policlinico “San Donato” di Milano, che ha illustrato tutto ciò che è necessario sapere per GruppoSanDonato.it.
Sintomi da non ignorare
I segnali dello spasmo coronarico sono spesso intensi e arrivano senza preavviso. Il dolore toracico è tipicamente oppressivo e costrittivo, paragonabile a una morsa che stringe il petto, e può irradiarsi verso il braccio sinistro, la mandibola, il collo o la schiena. Una caratteristica distintiva rispetto ad altre forme di dolore cardiaco è la comparsa a riposo, non sotto sforzo. Gli episodi tendono a durare pochi minuti e a risolversi da soli, tuttavia la Dottoressa Castelvecchio ha precisato che questo non deve spingere a trascurarli: anche quando il dolore scompare spontaneamente è sempre indicata una valutazione cardiologica. La diagnosi si basa su ECG, monitoraggio Holter e, nei casi più complessi, sulla coronarografia con test provocativi.
Le cause principali
Alla base dello spasmo coronarico c’è quasi sempre una vasocostrizione improvvisa delle arterie coronarie, che può interessare anche vasi apparentemente sani ma si manifesta più frequentemente in presenza di disfunzione endoteliale, ovvero un’alterazione del rivestimento interno dei vasi. Tra i fattori scatenanti più rilevanti figurano lo stress psicologico e le emozioni intense, i quali stimolano il sistema nervoso autonomo favorendo la contrazione delle coronarie. Il fumo di sigaretta rappresenta uno dei principali fattori di rischio, insieme all’uso di sostanze come cocaina o amfetamine e di alcuni farmaci vasocostrittori. In alcuni pazienti, infine, esiste una predisposizione genetica o una reattività vascolare aumentata, spesso legata a condizioni cardiovascolari preesistenti che rendono il quadro clinico più complesso da gestire.
Spasmo coronarico, cure e prevenzione
Sul fronte terapeutico i calcio-antagonisti rappresentano la prima scelta: agiscono riducendo la reattività delle arterie coronarie e limitando la frequenza degli episodi. Per il controllo rapido dei sintomi durante una crisi acuta si ricorre invece ai nitrati, efficaci nel rilassare rapidamente i vasi. Parallelamente alla terapia farmacologica, è fondamentale intervenire sui fattori di rischio modificabili: smettere di fumare, evitare sostanze vasocostrittrici e tenere sotto controllo eventuali patologie cardiovascolari associate. Lo stile di vita gioca un ruolo centrale nella prevenzione: attività fisica regolare, alimentazione equilibrata e strategie efficaci per la gestione dello stress contribuiscono a ridurre la comparsa di nuovi episodi. In ogni caso chi avverte dolori toracici ricorrenti, anche se transitori, o presenta fattori di rischio cardiovascolare dovrebbe rivolgersi immediatamente a un cardiologo.
Questo articolo non sostituisce il parere di un medico
Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.