Meglio optare per l’uso di bicchieri in acciaio inossidabile come contenitore d’asporto per il caffè: ecco il motivo
Un recente articolo pubblicato sul sito “The Conversation” e redatto da Xiangyu Liu, Ricercatore presso la Facoltà di Scienze Ambientali e l’Australian Rivers Institute, Griffith University, ha evidenziato i rischi legati al consumo di caffè da asporto. Nel dettaglio si parla della classica tazzina di plastica che ci viene consegnata quando vogliamo “portare via” la nostra dose di caffeina quotidiana senza consumarla in loco. All’apparenza, queste tazzine sembrano rappresentare un comodo strumento per assumere caffeina, in realtà rappresentano una minaccia per la nsotra salute per il fatto di rilasciare minuscoli frammenti di plastica direttamente nella bevanda.
Cosa si è scoperto
Nel mondo vengono impiegati miliardi di bicchieri monouso per bevande calde ogni anno. Un recente studio scientifico che vede come autore lo stesso professor Xiangyu Liu, pubblicato sulla rivista specializzata “Journal of Hazardous Materials: Plastics”, si è concentrato proprio su quello che accade a queste tazzine di plastica quando viene introdotta una bevanda molto calda. Proprio il calore rappresenta una delle principali cause del rilascio di microplastiche. Si tratta di frammenti di plastica di dimensioni ridottissime (tra circa 1 micrometro e 5 millimetri) che rappresentano una minaccia subdola per il nostro organismo.
Come è stato condotto lo studio
Non vi sono studi che dimostrano con certezza quante particelle di plastica si depositano nel nostro organismo, ma di certo questi minuscoli frammenti, nel lungo periodo, ci espongono a conseguenze molto pericolose. Nell’effettuare questo studio, l’equipe di ricercatori ha condotto una meta-analisi, vale a dire una sintesi statistica di ricerche esistenti, analizzando i dati di 30 studi sottoposti a revisione paritaria. La ricerca si è concentrata soprattutto su polietilene e polipropilene in diverse condizioni. Si è dedotto proprio come l’elevata temperatura sia legata ad un maggiore rilascio di questi frammenti di microplastica. Addirittura i ricercatori parlano di oltre 8 milioni di particelle per litro, a seconda del materiale e del design dello studio.
Conclusione
Un altro dato fondamentale è il “tempo di ammollo”, vale a dire il tempo in cui la bevanda rimane nella tazza. Sono state raccolte 400 tazze da caffè di due tipi principali a Brisbane: tazze di plastica in polietilene e tazze di carta rivestite di plastica. I contenitori sono state testate a 5 °C (temperatura del caffè freddo) e a 60 °C (temperatura del caffè caldo). Si è scoperto che le tazze munite di rivestimento in plastica rilasciano una quantità di microplastiche inferiori rispetto alle tazze interamente in plastica, valutate alle stesse temperature. Si è scoperto inoltre che il rilascio di microplastiche aumentano con il passaggio dall’acqua calda a quella fredda. Soprattutto la consistenza più ruvida agevolerebbe il distacco delle particelle.
Gli scienziati ritengono che la scelta migliore sia quella di utilizzare un bicchiere riutilizzabile in acciaio inossidabile, ceramica o vetro, in cui il rilascio delle microplastiche. In alternativa è sempre meglio optare per bicchieri di carta rivestiti in plastica nei quali, il rilascio di microplastiche è di gran lunga inferiore.
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