Grazie a specifiche torce i ricercatori hanno fatto una scoperta che ha alzato il velo sul mistero delle scie luminose
Da sempre il sistema di comunicazione tra i cervi ha affascinato gli scienziati e ne ha attirato le attenzioni diventando oggetto di numerosi studi. Si tratta di un mix di segnali sonori, visivi e olfattivi che vengono prodotti per invitare all’accoppiamento o soltanto per segnalare pericoli. I cosiddetti “strofinamenti del cervo” rappresentano un’altra delle strategie caratteristiche, attraverso le quali, i cervi avvertono i rivali o attirano i potenziali compagni. Si è anche scoperto che questi animali possono vedere la luce ultravioletta lasciando una scia luminosa visibile anche a quelle lunghezze d’onda.
Dove si è svolta l’indagine
Una equipe di scienziati dell’Università della Georgia (UGA) negli Stati Uniti, ha scoperto che questi segnali emessi dai cervi “brillano” nelle lunghezze d’onda ultraviolette. A loro modo di vedere la “fotoluminescenza risultante sarebbe visibile ai cervi in base alle capacità visive precedentemente descritte”. La scoperta è stata effettuata attraverso studi condotti in una foresta di ricerca di vaste dimensioni (337 ettari circa) chiamata Whitehall, che pullula di esemplari di cervi che vagano liberamente.
Cosa si è scoperto
Durante le loro indagini, sono stati individuati anche “segnali” attraverso i quali, i cervi riescono a comunicare tra loro. In particolare sono stati evidenziati 109 sfregamenti e 37 raschiature in un mese di osservazioni effettuate nell’autunno del 2024. Dopo il rilevamento di tali segnali, l’equipe è tornata di notte con torce ultraviolette con picchi di 365 nm e 395 nm. Si è scoperto che queste lunghezze d’onda sono molto più frequenti al crepuscolo e all’alba, vale a dire quando i cervi sono più attivi. Studi precedenti avevano già dimostrato come i cervi siano in grado di scorgere i riflessi o le emissioni di queste lunghezze d’onda.
Come è stato condotto lo studio
Il team di esperti, per effettuare i propri rilievi, ha utilizzato un dispositivo in grado di misurare i valori di irradianza: la quantità di luce riflessa o emessa a ciascuna lunghezza d’onda, da un dato punto. Attraverso queste rilevazioni è stato possibile scoprire che gli sfregamenti e l’urina trovati su graffi esposti a 395 e 365 nm presentavano valori di irradianza media maggiori rispetto all’ambiente circostante e mostravano fotoluminescenza. Questa fotoluminescenza, secondo gli scienziati, sarebbe il risultato delle secrezioni ghiandolari della fronte dei cervi. Gli sfregamenti creerebbero un contrasto visivo con l’ambiente circostante e per questa ragione sarebbero facilmente individuabili dai cervi.
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