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Doppio terremoto in Emilia-Romagna, l’esperto spiega perché è stato avvertito dalla popolazione in maniera così intensa

Terremoti in Emilia-Romagna avvertiti intensamente dalla popolazione: perché le scosse nel ravennate hanno fatto così paura

Doppio terremoto in Emilia-Romagna, l’esperto spiega perché è stato avvertito dalla popolazione in maniera così intensa
Sismografo. Immagine repertorio, fonte foto: ansa.it

Doppia scossa di terremoto avvertita nettamente in Emilia-Romagna: i chiarimenti di Fabrizio Giorgini, Presidente dell’Ordine dei Geologi regionale

Oggi, martedì 13 gennaio 2026, l’Emilia-Romagna è stata “colpita” da un doppio terremoto che ha destato forte preoccupazione tra i residenti. Due scosse ravvicinate, di magnitudo 4.3 e 4.1, sono state registrate in mattinata con epicentro nelle zone prima di Russi (ore 9.27) e poi di Faenza (ore 9.29), in provincia di Ravenna, nelle prime ore della giornata. I sismi sono stati avvertiti in modo netto non solo nel ravennate ma anche in diversi comuni limitrofi. Fortunatamente non si sono registrati danni a edifici né feriti. A spiegare le ragioni di una percezione così intensa è stato Fabrizio Giorgini, Presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna, in un’intervista rilasciata a Il Resto del Carlino.

Pericolosità sismica

Secondo Giorgini il territorio del ravennate non rientra tra le aree a più alto rischio sismico d’Italia. Ravenna città è classificata in zona 3 mentre Russi e Faenza si trovano in zona 2, quindi con una pericolosità leggermente superiore ma comunque lontana dai livelli delle regioni più esposte. Le scosse registrate rientrano in una sismicità considerata moderata e coerente con la storia geologica dell’Emilia-Romagna, caratterizzata da eventi di media intensità. Il geologo sottolinea che in aree dove per secoli si sono verificati terremoti compresi tra magnitudo 3 e 4.5 è altamente improbabile che si sviluppino improvvisamente eventi molto più forti, come quelli di magnitudo 6 o 7.

Terreni e faglie

Il motivo principale per cui il terremoto è stato percepito con tanta forza dalla popolazione, spiega Giorgini, è legato alle caratteristiche del sottosuolo. Nei primi chilometri di profondità il territorio ravennate è composto da terreni alluvionali molto morbidi, formatisi nel tempo dai depositi del Po. Questi strati superficiali amplificano le onde sismiche provenienti da profondità maggiori. Più in basso, tra uno e cinque chilometri, si trovano invece strati più rigidi di argille compatte e sabbie cementate che permettono alle onde di propagarsi più velocemente. Le faglie responsabili delle scosse si trovano tra i 15 e i 25 chilometri di profondità e sono di tipo compressivo, generate dallo scontro tra la placca africana e quella europea.

Perché è stato avvertito così forte

Giorgini chiarisce che le faglie attive in questa zona sono definite “cieche”, in quanto non affiorano in superficie ma restano sepolte sotto spessi strati di sedimenti. Questo sistema è tipico della pianura emiliano-romagnola e differisce da quello dell’’Appennino, dove le fratture possono emergere più chiaramente. Proprio la combinazione tra energia liberata in profondità e terreni molli superficiali rende il sisma più percepibile, pur non essendo particolarmente violento. Il geologo aggiunge che non è esclusa la possibilità di scosse di assestamento, fenomeno normale negli sciami sismici che tendono progressivamente a esaurire l’energia accumulata.

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Marco Reda

Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.

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