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Terremoti, il meccanismo di allerta veloce potrebbe salvare vite: di cosa si tratta

Pubblicato da Alessandro Allegrucci

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  • L’Early Warning per dare l’allerta terremoti, potrebbe salvare vite umane anche in Italia?

    Early Warning, il servizio di allerta terremoti funzionerebbe in Italia ?

    L’opinione del geologo dell’Ingv sull’ipotesi di introdurre l’early warning anche nel nostro paese

    In una intervista rilasciata all’Agi, il geologo dell’Ingv Alessandro Amato ha parlato del sistema dell’early warnings, il meccanismo di allerta precoce per i terremoti già sperimentato in Messico e in Giappone con esito positivo. L’applicazione di tale procedura anche in Italia, secondo Amato, non darebbe gli stessi risultati già ottenuti in altri paesi. ‘Anche se il sistema di early warnings è applicabile nel nostro paese – ha dichiarato Amato – i nostri terremoti hanno magnitudo minori, sono più superficiali e vicini al tessuto urbano. Con la stessa tecnologia non ci si può aspettare di salvare altrettante vite’.

    Negli Usa, la città di Los Angeles ha già lanciato un app per smartphone utilissima che avviserà i cittadini qualora l’arrivo di una scossa dovesse essere imminente. In Giappone, la stessa tv di stato avvisa i cittadini sul possibile verificarsi di un sisma di forte intensità.

    Ecco perchè in Italia non avrebbe la stessa efficacia

    L’early warnings è utilissimo per salvare vite umane se è ampio lo scarto temporale tra l’arrivo delle prime onde (le cosiddette onde P) e quelle più energetiche (le onde S) sprigionanatesi dalla rottura della crosta terrestre durante un terremoto. Come ha spiegato il sismologo Amato, le scosse che in Italia di recente hanno fatto maggiori danni, hanno spaccato faglie di dimensioni ridotte che riguardano aree molto circoscritte a differenza di quanto accadrebbe in California dove le faglie sono lunghe dai 300 ai 400 km. I terremoti avvenuti in Cile o in Giappone di magnitudo superiore a 9 hanno provocato faglie di 500 o 1000 km. ‘Una faglia non si rompe all’istante – ha proseguito Amato nell’intervista all’Agi- la frattura si propaga alla velocità di alcuni km al secondo. Per rompere faglie come quelle in California, per esempio, trascorrono decine di secondi’.

  • Cosa sarebbe accaduto a L’Aquila?

    Ad esempio, nel caso del terremoto che fece molti danni a L’Aquila, il tempo intercorso tra le onde P e quelle S è stato troppo esiguo per poter immaginare di ridurre gli effetti disastrosi di una scossa. Come ha spiegato lo stesso sismologo, “l’onda S, quella più energetica, era arrivata meno di 2 secondi dopo la P”. L’early warning sarebbe stato più utile per le zone più distanti dal luogo dell’epicentro, come ad esempio a Roma. Ma lo scarto sarebbe stato solo di 15 secondi.

  • I rischi potrebbero essere maggiori dei benefici

    ‘In mancanza di una preparazione adeguata dei cittadini – ha concluso Amato – l’early warning rischia di fare più danni che altro perché risulta più pericoloso muoversi in maniera disorganizzata (imboccando le scale, ad esempio, che sono la parte più fragile degli edifici), piuttosto che non farlo proprio’.

Alessandro Allegrucci
alessandro.allegrucci@centrometeoitaliano.it
https://www.facebook.com/alessandro.allegrucci.7

Laurea triennale in Scienze Forestali ed Ambientali e Laurea magistrale in Scienze Agrarie e del Territorio. Conoscenze e studi di Geofisica e Terremoti. Nel percorso di studi ho sempre mostrato interesse anche a temi di salute. La mia più grande passione resta da sempre la meteorologia, approfondita poi attraverso la tesi di laurea sperimentale sulle variabili pedoclimatiche in Italia ed un breve master. Amo viaggiare, scoprire nuovi luoghi e in generale sono curioso di conoscere e imparare. I fenomeni naturali, la loro bellezza e potenza sono tra le cose che più mi affascinano al mondo.

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