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Ernia iatale e reflusso gastroesofageo: il prof. Olmi spiega quali sono i sintomi da non sottovalutare

Ernia iatale e reflusso gastroesofageo secondo il professor Olmi: cosa sono, i sintomi cui prestare attenzione, quando bastano dieta, stile di vita e farmaci, quando è necessario l'intervento chirurgico

Ernia iatale e reflusso gastroesofageo: il prof. Olmi spiega quali sono i sintomi da non sottovalutare
Medico, immagine di repertorio. Fonte foto: pxhere.com

Ernia iatale e reflusso gastroesofageo: introduzione

Come riportato da grupposandonato.it, bruciore dietro lo sterno dopo aver mangiato, rigurgiti acidi, tosse notturna e problemi nella digestione sono segnali molto comuni, molte volte considerati semplicemente come un “mal di stomaco” e curati per anni con medicinali da banco. Tuttavia, quando il reflusso diventa continuativo, risponde sempre meno ai farmaci o è accompagnato da un’ernia iatale, è fondamentale valutare se solo il trattamento medico sia ancora adeguato o se sia necessario un intervento chirurgico anti-reflusso per correggere l’ernia iatale e/o risolvere il reflusso gastroesofageo. Le più recenti linee guida internazionali permettono oggi di identificare con maggiore accuratezza quali pazienti potrebbero davvero trarre vantaggio dell’intervento. Gruppo San Donato ne ha parlato con professor Stefano Olmi, Direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale, Oncologica e Robotica e dell’E-Gastric Center del Policlinico San Marco.

Cosa sono ernia iatale e reflusso gastroesofageo

L’ernia iatale e il reflusso gastroesofageo, noto anche come GERD, sono due disturbi molto diffusi, distinti l’uno dall’altro, ma frequentemente interconnessi, che presentano sintomi affini, come:

  • bruciore di stomaco
  • rigurgito acido
  • dolore al petto
  • tosse secca
  • eruttazioni

Il professor Olmi chiarisce che quando si fa riferimento all’ernia iatale, si intende che una parte dello stomaco si sposta verso il torace attraverso l’apertura esofagea, che è il passaggio del diaframma dove l’esofago si unisce allo stomaco. Lo specialista prosegue dicendo che l’ernia iatale compromette il normale meccanismo di chiusura tra esofago e stomaco (chiamato sfintere esofageo inferiore), permettendo così al contenuto acido e gastrico di risalire nell’esofago: questo è il reflusso gastroesofageo. Non tutti coloro che soffrono di reflusso presentano un’ernia iatale, e non tutte le ernie iatali provocano un reflusso significativo, ma esiste una forte connessione tra le due condizioni e vengono di sovente analizzate insieme.

I sintomi a cui prestare attenzione

I segnali più frequenti di una problematicità legata all’ernia iatale e/o al reflusso grastroesofageo includono:

  • sensazione di bruciore dietro lo sterno, particolarmente dopo i pasti o quando si è sdraiati;
  • ritorno di cibo o acidi, in particolare durante la notte;
  • difficoltà nell’atto di deglutire;
  • tosse persistente, voce rauca, sensazione di avere “un nodo in gola”, dolore al petto che non è di natura cardiaca;
  • eruttazioni.

L’esperto spiega che nei casi più gravi si possono presentare sintomi allarmanti, come:

  • difficoltà a deglutire che peggiora;
  • anemia;
  • perdita di peso non volontaria;
  • sanguinamento.

Questi segnali necessitano sempre di una valutazione endoscopica rapida, a prescindere dall’età, afferma il medico.

Reflusso ed ernia iatale: quando bastano dieta, stile di vita e farmaci

Nella maggior parte dei pazienti che presentano reflusso di grado lieve o moderato e una piccola ernia iatale, il trattamento farmacologico rappresenta il primo intervento ed è spesso adeguato. Il professor Olmi spiega che le linee guida suggeriscono un approccio progressivo che inizia con modifiche al proprio stile di vita, supportate da evidenze scientifiche concrete (non solo da semplici considerazioni logiche). Ecco alcuni esempi:

  • dimagrire per chi è in sovrappeso o obeso: è l’intervento non chirurgico più efficace;
  • sollevare la parte superiore del letto per chi ha sintomi notturni;
  • evitare di mangiare nelle 2-3 ore precedenti il sonno;
  • limitare il consumo di alcol, fumo, cioccolato, caffè e alimenti molto grassi o piccanti.

A queste modifiche si unisce la terapia fermacologica, l’esperto afferma che un ciclo di otto settimane con inibitori della pompa protonica (PPI) è il trattamento standard per i sintomi tipici, a meno che non emergano segnali di allerta. Per i pazienti che reagiscono positivamente, il farmaco viene mantenuto alla dose minima necesaria o assunto solo quando serve. Se i sintomi si alleviano con questo approccio, non è necessario operare: la chirurgia non è mai un’opzione in sostituzione alla terapia medica quando quest’ultima si dimostra efficace.

Quando l’intervento chirurgico è davvero indicato per ernia iatale e reflusso

Il professor Olmi spiega che oggi, le linee guida internazionali sono efficaci nell’individuare i pazienti che traggono beneficio dalla chirurgia antireflusso. Ecco chi sono i candidati all’intervento a seconda del tipo di patologia:

  • le persone affette da esofagite erosiva grave (grado C o D secondo Los Angeles), che di solito non risponde bene ai farmaci;
  • ernie iatale di dimensioni significative, in particolare le ernie paraesofagee, in cui parte o tutto lo stomaco si sposta stabilmente nel torace. In queste situazioni, il rischio non riguarda solo il reflusso, ma anche complicazioni meccaniche come l’incarceramento o il volvolo gastrico;
  • sintomi persistenti e debilitanti, in particolare il rigurgito, nonostante il trattamento medico;
  • intolleranza o desiderio di interrompere il trattamento cronico con PPI, in pazienti giovani con una malattia documentata;
  • complicanze dovute al reflusso cronico, come l’esofago di Barrett con displasia.

L’esperto spiega che in queste situazioni selezionate, la chirurgia laparoscopica o robotica, in particolare la fundoplicatio (secondo Nissen-Rossetti a 360° o Toupet a 270° parziale, basata su un’analisi funzionale manometrica), in combinazione con la riparazione dell’ernia iatale, fornisce risultati migliori rispetto alla semplice terapia medica nel controllo a lungo termine dei sintomi. Si tratta di un intervento poco invasivo, eseguito in laparoscopia, che consente un recupero rapido. Un elemento significativo suggerito dalle linee guida SAGES (Society of American Gastrointestinal and Endoscopic Surgeons) del 2024 è che qualsiasi ernia iatale riscontrata durante un’operazione addominale per altre indicazioni dovrebbe essere riparata, per diminuire il rischio di futuri interventi.

Questo articolo non sostituisce il parere di un medico

Carmine Orlando

Carmine Orlando

Classe 1971, da oltre un decennio svolgo il lavoro di redattore web. Ho collaborato con molti siti ed essendo una persona poliedrica mi sono occupato di svariati argomenti, dall'astrologia alla salute, dalla politica al fisco, dalla tv allo sport. Ma mi diletto anche nella stesura di articoli di terremoti, astronomia, cronaca, tecnologie e lotterie. Adoro scrivere ma anche leggere.

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