Il Dottor Ivan Gentile spiega tutto ciò che c’è da sapere sull’Hantavirus
Negli ultimi giorni si è tornato a parlare di Hantavirus, in particolare del ceppo Andes, dopo la comparsa di alcuni casi sospetti che hanno acceso l’attenzione sanitaria internazionale. A far discutere sono stati soprattutto il ricovero di una donna in Spagna e il caso di un cittadino britannico residente sull’isola di Tristan da Cunha, luogo dove in precedenza avevano fatto tappa alcuni passeggeri di una nave da crociera. Nonostante il clamore mediatico, gli specialisti invitano alla prudenza evitando inutili allarmismi. L’Hantavirus non è infatti un agente infettivo nuovo e viene studiato da decenni dalla comunità scientifica. Il ceppo Andes, rispetto ad altri virus della stessa famiglia, presenta la rara possibilità di passare da persona a persona ma in condizioni molto specifiche e limitate. A chiarire il quadro è stato il Dottor Ivan Gentile, ordinario di Malattie infettive presso Università “Federico II” di Napoli, intervenuto in un’intervista rilasciata a Il Messaggero.it.
I sintomi
Secondo l’infettivologo, l’infezione può iniziare con manifestazioni apparentemente simili a quelle influenzali, motivo per cui in una fase iniziale non è sempre semplice riconoscerla immediatamente. Febbre alta, dolori muscolari diffusi e forte senso di spossatezza rappresentano i segnali più comuni registrati nei pazienti colpiti dal virus. Nei casi più seri, però, il quadro clinico può aggravarsi rapidamente fino a coinvolgere i polmoni e l’apparato respiratorio. Restano comunque infezioni relativamente rare in Europa, dove il rischio è collegato soprattutto all’esposizione ai roditori in contesti rurali o ambienti contaminati.
Come avviene il contagio
Uno degli aspetti che più preoccupa riguarda la possibilità, seppur rara, di trasmissione interumana del ceppo Andes. Nella maggior parte dei casi gli Hantavirus vengono contratti attraverso il contatto con roditori infetti (feci, urine o saliva) oppure respirando particelle contaminate presenti nell’ambiente. A differenza di quanto accaduto durante la pandemia da Covid-19, gli esperti non ritengono però che il virus abbia la capacità di diffondersi rapidamente nella popolazione generale. Il Professore ha infatti spiegato che la trasmissione tra esseri umani richiede condizioni particolari e contatti molto ravvicinati. Anche il tema dell’aerodiffusione viene ridimensionato dagli specialisti: alcune ricerche parlano di possibile contagio tramite aerosol o goccioline respiratorie, ma solo in contesti limitati e non paragonabili alla diffusione del SARS-CoV-2.
Cosa significa contatto stretto
Gentile ha chiarito che il rischio aumenta soprattutto quando si trascorre molto tempo accanto a una persona sintomatica, in ambienti chiusi e poco ventilati. Lo specialista ha poi ricordato che, negli studi analizzati sul focolaio argentino del ceppo Andes, diversi contagi furono associati a eventi sociali con molte persone presenti contemporaneamente. Per questo motivo, pur senza alimentare allarmi, gli esperti consigliano attenzione nei confronti di sintomi sospetti e contatti prolungati con soggetti potenzialmente infetti.
Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.