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Prodotto ritirato dalle farmacie per presenza di ossido di etilene: ecco quale

Il Ministero della Salute ha comunicato il ritiro di un integratore dalle farmacie per presenza di ossido di etilene: i dettagli

Prodotto ritirato dalle farmacie per presenza di ossido di etilene: ecco quale
Prodotto ritirato dalle farmacie per presenza di ossido di etilene: ecco quale - Foto Pixabay
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  • Ministero della Salute, diramato un comunicato di richiamo alimentare

    Il Ministero della Salute, tramite il proprio sito ufficiale, tiene costantemente aggiornati i cittadini a proposito dei ritiri alimentari a causa di contaminazioni di prodotti che potrebbero provocare danni alla salute. Di recente è stato diramato un comunicato riguardante il ritiro di un integratore piuttosto noto e diffuso nel nostro Paese con l’avvertenza di non consumare il prodotto e restituirlo al punto vendita. Leggi anche Allerta alimentare, ritirato lotto di nota robiola per rischio batteriologico: ecco di che si tratta

    I dettagli del prodotto

    Il prodotto in questione, come riporta Consumatore.com, è la vitamina C più cinzo acerola e manna di bambù col marchio Ligne de Plantes. Il motivo del ritiro è la presenza di ossido di etilene nella materia prima estratto di “bambusa arundinacea (75% silicio naturale). Il lotto di produzione contaminato è quello numerato 211339B, mentre il produttore è Hedelab, con sede in Belguo, a Route di Wallonie numero 138-140, e la commercializzazione avviene da Natura Servire Srl.

    Cos’è l’ossido di etilene

    Lo stesso Ministero della Salute ha fornito informazioni più precise a proposito del prodotto ritirato, invitando chiunque lo avesse acquistato a riconsegnarlo subito: la data di scadenza sulla confezione è maggio 2024 e la scatola è da 4 blister per 15 capsule ciascuna per un totale di 60. La causa del ritiro è la presenza di ossido di etilene, un gas che serve a disinfettare e sterilizzare: in Europa è vietato, ma in altri Paesi no.

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  • Ossido di etilene, quali rischi?

    L’ossido di etilene gassoso, come si legge su Repubblica.it, è stato utilizzato per decenni negli ospedali, per sterilizzare gli strumenti chirurgici, e nella filiera alimentare, per prevenire il deterioramento microbico di materie prime sensibili alla contaminazione di muffe, funghi e batteri. Questo agente sterilizzante molto potente ha sollevato preoccupazioni perché, “nell’animale da esperimento, si è visto che dopo un’esposizione inalatoria per lungo tempo e a dosi molto elevate, è in grado di produrre effetti cancerogeni”: è quanto spiegato da Corrado Galli, presidente della Società Italiana di Tossicologia (Sitox).

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Biagio Romano

Classe '93, napoletano di nascita, interista di fede. Scrivo sul web da quando avevo 16 anni: prima per hobby, poi per lavoro. Curioso di natura, amo le sfide (soprattutto vincerle). Mi affascinano il mondo dell'informazione e quello della comunicazione.

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