Il dito a scatto è una patologia dei tendini che complica i movimenti della mano: tutto ciò che c’è da sapere illustrato dal Dottor Giorgio Pivato
Il dito a scatto, noto anche con il termine medico di tenosinovite stenosante dei flessori, è un disturbo che coinvolge i tendini incaricati di piegare le dita della mano. Quando questi tendini si infiammano, e aumentano di spessore, faticano a scorrere sotto le piccole strutture anatomiche che li ancorano alle ossa, innescando un meccanismo che ostacola il movimento e provoca dolore, oltre al tipico scatto da cui la patologia prende il nome. A fare chiarezza sull’argomento, intervistato da Humanitas.it, è il Dottor Giorgio Pivato, responsabile di Chirurgia della Mano e Microchirurgia Ricostruttiva presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI).
I sintomi principali
Il primo campanello d’allarme, come riferito dallo specialista, è rappresentato da un dolore localizzato alla base del dito colpito, il quale nelle fasi più avanzate si accompagna al fastidioso scatto avvertibile durante la flessione o l’estensione. Il Dottor Pivato sottolinea poi come il fastidio tenda ad accentuarsi al risveglio, quando l’immobilità notturna favorisce un accumulo di liquidi che ingrossa ulteriormente i tendini. Gesti quotidiani apparentemente semplici, come tagliare gli alimenti o azionare una tapparella, possono così diventare fonte di dolore intenso, così come il tentativo di raddrizzare un dito rimasto bloccato in posizione piegata. Nei casi più seri, avverte lo specialista, il dito può perdere completamente la capacità di distendersi e rimane in una posizione permanentemente flessa.
La diagnosi
Per quanto riguarda l’individuazione del problema, il Dottor Pivato consiglia di rivolgersi a uno specialista non appena compaiono i sintomi descritti, in particolare quando il dolore è marcato o il blocco del dito si verifica con una certa frequenza. Intervenire tempestivamente, infatti, può fare la differenza nell’evitare che la situazione peggiori al punto da richiedere un intervento chirurgico. Nella maggior parte dei casi è sufficiente una visita medica, durante la quale lo specialista osserva i movimenti del dito e ne valuta i sintomi riferiti dal paziente; solo occasionalmente si ricorre a esami strumentali come l’ecografia o la radiografia.
Le cure per il dito a scatto
Per quanto riguarda le terapie, il Dottor Pivato spiega che l’approccio dipende dalla gravità del disturbo. Quando la tenosinovite è agli esordi si privilegia generalmente una strada conservativa, con l’utilizzo di due tutori personalizzati: uno notturno, che mantiene il dito in posizione di riposo riducendo il rischio di peggioramento al risveglio, e uno diurno, meno invasivo, che permette di continuare a muovere la mano impedendo però l’eccessiva flessione. Qualora questa soluzione non fosse sufficiente, il chirurgo indica come alternativa le infiltrazioni di cortisone nella guaina tendinea, capaci di ridurre infiammazione e dolore e, in alcuni casi, di risolvere definitivamente il problema. Quando invece i trattamenti conservativi falliscono, o la situazione è già compromessa, diventa necessario l’intervento chirurgico, eseguito in ambulatorio e in anestesia locale in pochi minuti, al termine del quale il paziente può riprendere le normali attività già dal giorno successivo.
Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.